Skip to main content
Tempo di lettura: 2 minuti

È come se la Coca Cola annunciasse di non fare più bevande gassate. Come se Rolex dicesse che non fa più orologi. Dopo l’ennesima trimestrale così così Blackberry ha annunciato che non produrrà più smartphone, ma si concentrerà sullo sviluppo di software. Stop. Fine della storia per gli iconici telefonini a tastiera del marchio della mora canadese che sul loro schermo permettevano di leggere le mail.

Fino a pochi anni fa sono stati il riferimento della classe dirigente di mezzo mondo, per la loro facilità d’uso. Ma i telefonini a tastiera non scompariranno del tutto. Lo sviluppo e la produzione del classico smartphone Bb passerà nelle mani di una società indonesiana, la PT Tiphone che fabbricherà in subappalto i dispositivi Blackberry in Asia.

Tutto era iniziato sotto il nome Research In Motion, o RIM, una società canadese fondata nel 1984 da Mike Lazaridis assieme all’amico d’infanzia Doug Fregin a Waterloo (Ontario). Più tardi ai due si aggiunse il compagno di studi Michael Barnstijn.

Il primo lavoro dell’azienda fu commissionato da General Motors per la quale svilupparono un nuovo progetto di automazione e informazione applicato al processo produttivo. Negli anni Novanta Rim lavora alla tecnologie wireless per poi cominciare a produrre i primi dispositivi portatili, dei cerca persone con agenda e messaggistica contrassegnati dal marchio BlackBerry Limited.

Da lì per un paio di decenni i telefonini della mora, nel periodo post Nokia, sono diventati il riferimento di mercato fino all’arrivo dei concorrenti asiatici e delle tecnologie touch screen. Lentamente, inesorabilmente i nuovi concorrenti hanno fatto percepire obsoleto questo prodotto, a dispetto della sua velocità e facilità d’uso.

La notizia di oggi, in fondo, era già scritta. È solo la ratifica di una situazione già nota. Blackberry ha deciso di cambiare pagina, e forse fa bene perché punta su nuovi servizi per innovare, senza aver paura di mutare completamente.

Altre aziende prese nelle maglie della globalizzazione sono riuscite a reagire per tempo. Vi ricordate di Kodak? Nel giro di qualche anno i vecchi rullini sono stati soppiantati dalle macchine fotografiche digitali e queste a loro volta sono state sostituite dagli smartphone.

La velocità con cui avvengono questi mutamenti è incredibile. Qui in Alto Adige, ad esempio, moltissimi utilizzavano telefoni Nokia, ma anche quest’azienda è stata spazzata via nel giro di qualche anno.

Cambiamenti così importanti avvengono per le PMI. Se ne parla meno, perché le argomentazioni sono tecniche o di scarso interesse. Ma chi come noi lavora a stretto contatto con queste aziende sa che i contraccolpi della globalizzazione, della digitalizzazione e del cambiamento sono all’ordine del giorno.

Aziende andate in difficoltà in pochissimo tempo, aziende che non avevano previsto, aziende che lavoravano per poi chiudere improvvisamente. Sembra un disco rotto. Che fare? Iniziare a prendere coscienza del cambiamento è il primo, fondamentale passo per affrontare la situazione; capire che oggi, da soli, non possiamo andare avanti. Fare rete, attivare consulenze, attrezzare piani marketing e programmare le proprie mosse devono diventare assiomi come produrre, forse anche più importanti.

Pensiamoci bene, per chi produciamo se nessuno è più disposto a comprare i nostri prodotti e i nostri servizi? Sarebbe brutto svegliarsi un giorno e capire di aver fatto esattamente la fine di BlackBerry, non credete?